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PONTIFICIA ACCADEMIA
PER LA VITA
DOCUMENTO: "LA
PROSPETTIVA DEGLI XENOTRAPIANTI -
ASPETTI SCIENTIFICI E CONSIDERAZIONI ETICHE"
INTRODUZIONE
La chirurgia sostitutiva (trapianti)
rappresenta la terapia d'elezione per diverse patologie umane. Tuttavia il
fattore di limite al numero di trapianti che si possono effettuare è la
carenza di organi e tessuti umani1.
Lo xenotrapianto, ovvero il trapianto di organi, tessuti o cellule di una
specie animale in un'altra specie, se applicato all’uomo, offrirebbe la
possibilità di una enorme riserva di organi, tessuti o cellule per i
trapianti rimediando così alla carenza "cronica" di donatori
umani.
Prima, però, che lo xenotrapianto possa
diventare una realtà clinica, è necessario risolvere alcuni problemi
pratici. Uno di essi è il rigetto, processo mediante il quale il corpo
della persona che riceve il trapianto (ricevente) cerca di sbarazzarsi del
trapianto stesso. Un altro problema è assicurare il corretto
funzionamento del trapianto nel nuovo ospite, superando la barriera di
specie. Inoltre vi è la necessità di minimizzare la possibilità di
introduzione, attraverso il trapianto, di nuovi agenti infettivi nella
popolazione umana.
Oltre ai problemi scientifici, lo
xenotrapianto solleva poi altre questioni che richiedono considerazioni di
natura teologica, antropologica, psicologica ed etica, nonché l’esame
di problematiche legali e di questioni procedurali.
PRIMA PARTE – ASPETTI
SCIENTIFICI
Cenni storici
1. Fino ad oggi, abbiamo un’esperienza molto li mitata
di trapianti xenogenici (cioè, provenienti da specie diversa da quella
del ricevente) di organi o tessuti in riceventi umani. I primi tentativi,
compiuti usando la terapia immunosoppressiva per i pazienti riceventi, al
fine di prolungare la sopravvivenza dell'organo trapiantato, sono stati
effettuati negli anni '60 e all'inizio degli anni '70. In quel periodo il
risultato più eclatante fu la sopravvivenza per nove mesi di un rene di
scimpanzé trapiantato in un ricevente umano da Reemtsma e collaboratori2.
Negli anni '80, fu trapiantato in una bambina (Baby Fae) un cuore di
babbuino, che sopravvisse per breve tempo3;
dopo poche settimane, infatti, sopravvenne il rigetto. Negli anni '90, due
fegati di babbuino furono trapiantati in due pazienti da STARZL e
collaboratori 4.
Questi due pazienti sopravvissero l'uno per settanta giorni e l'altro per
ventisei giorni. In particolare il primo paziente, al quinto giorno dopo
il trapianto, fu sottoposto a dieta orale e passò la maggior parte dei
suoi settanta giorni di sopravvivenza in una normale corsia, uscendo
anche, in un'occasione, dall'ospedale per breve tempo5.
Tuttavia, in uno dei due casi, sembra che un patogeno di babbuino (citomegalovirus)
sia stato trasferito al paziente, anche se egli non sviluppò alcuna
malattia6.
In entrambi i pazienti si rilevò una massa epatica adeguatamente
funzionante, sufficiente a sostenere la vita. Il fegato di babbuino
sintetizzava proteine di babbuino che, in qualche caso, assumevano livelli
ematici caratteristici del babbuino e non dell'uomo. La possibile
incompatibilità molecolare di queste proteine costituisce un potenziale
problema di funzionalità nell'uomo.
Furono anche tentati trapianti di cuore (tre
casi) o di fegato (un caso) di maiale; tuttavia in nessun caso il paziente
sopravvisse più di ventiquattro ore7.
Mentre, in passato, sono stati preferiti i
primati non umani come fonte di organi, attualmente la comunità
scientifica, nonché i preposti Organismi di quei Paesi che si sono
occupati del problema, hanno escluso l'utilizzo di tali animali come fonte
di organi, sia a causa del maggior rischio di trasmissione di infezioni,
sia per altre considerazioni di ordine etico e pratico8.
Di conseguenza, molti ricercatori hanno scelto di utilizzare i maiali come
fonte potenziale di organi, tessuti o cellule per lo xenotrapianto9.
L'uso dell'ingegneria genetica ha consentito di migliorare
significativamente il tempo di sopravvivenza di un organo di maiale
trapiantato in un primate non umano immunosoppresso10,
anche se il tempo di sopravvivenza di tali organi non è ancora
paragonabile a quello di organi umani trapiantati nell'uomo. Alcune
barriere allo xenotrapianto, dunque, restano11.
L'ulteriore modificazione genetica degli
animali donatori e/o l'uso di altri/nuovi farmaci immunosoppressori sono i
due approcci attualmente considerati per prolungare ulteriormente la
sopravvivenza di uno xenotrapianto12.
Da quanto detto, risulta evidente come molte ricerche nell'ambito dello
xenotrapianto siano ancora necessarie e debbano essere compiute.
Stato dell'arte
Il problema del rigetto: immunologia dello xenotrapi anto
d’organo
2. Quattro
sono gli ostacoli immunologici da superare per realizzare con successo uno
xenotrapianto da maiale a primate (umano o non umano). Primo fra tutti il rigetto
iperacuto che è causato dagli anticorpi xenoreattivi preesistenti
e dal complemento del ricevente che agiscono contro le cellule endoteliali
dell'organo dell'animale donatore13.
Secondo, il rigetto acuto vascolare, causato dall'azione
combinata degli anticorpi xenoreattivi indotti, dalle cellule natural
killer attivate e dai monociti del ricevente. L'azione combinata di
questi stimoli (anticorpi antitrapianto e cellule attivate del ricevente)
attivano le cellule endoteliali dell'organo donato. L'attivazione delle
cellule endoteliali causa infiammazione e trombosi (aggregazione
piastrinica e attivazione della cascata coagulativa) con conseguente
rigetto dell'organo. Terzo, lo xenotrapianto potrebbe anche essere
soggetto al rigetto mediato dalle cellule T, così come
avviene nell'allotrapianto (trapianto tra individui della stessa specie).
Infine, lo xenotrapianto potrebbe anche essere soggetto a rigetto
cronico, problema quest’ultimo anch’esso comune
all'allotrapianto.
Rigetto iperacuto. Gli
anticorpi xenoreattivi preesistenti e l'attivazione del sistema del
complemento del ricevente sono i due fattori maggiormente responsabili del
rigetto iperacuto di un organo vascolarizzato, non appena esso viene
riperfuso in seguito a xenotrapianto. Gli anticorpi xenoreattivi
preesistenti si legano alle cellule endoteliali del maiale14.
Questi anticorpi sono diretti prevalentemente verso un residuo di zucchero,
l'antigene Gal-á (1,3)-Gal-â (1,4)-GlcNac di maiale noto come "á-gal"15.
Il legame degli anticorpi fissa ed attiva il complemento; la combinazione
anticorpi/complemento attivato conduce all'attivazione dell'endotelio con
conseguente trombosi, rapida ischemia e rigetto del trapianto.
L'eliminazione degli anticorpi xenoreattivi preesistenti è un metodo per
superare il rigetto iperacuto16.
Il rigetto iperacuto è anche superato con metodi che prevedono
l'inibizione del complemento17.
Tra i diversi possibili approcci, quello
che si è dimostrato più efficace per ottenere l'inibizione del
complemento si basa su esperimenti in vitro in cui una proteina
umana, che inibisce l'attivazione del complemento umano, è stata
introdotta nella membrana di cellule endoteliali di suino. La molecola
testata per prima è stata il Decay Accelerating Factor umano o
hDAF. La presenza di hDAF in cellule endoteliali previene la lisi di tali
cellule e, presumibilmente, la loro attivazione18.
Questi risultati hanno suggerito che la produzione di maiali transgenici
per hDAF potrebbero costituire un approccio per il superamento del rigetto
iperacuto di organi di maiale trapiantati in primati. Alcuni gruppi di
ricercatori hanno prodotto maiali transgenici le cui cellule presentavano
l’hDAF ed hanno dimostrato che gli organi di tali maiali generalmente
non vanno incontro a rigetto iperacuto19.
I risultati ottenuti utilizzando organi di maiali transgenici per hDAF
hanno quindi dimostrato che il rigetto iperacuto può essere superato.
Questo può essere considerato il primo maggior trionfo della terapia
genica nel campo del trapianto di organi.
Un'altra possibile soluzione al rigetto
iperacuto è l’eliminazione, o quantomeno la riduzione, dell'espressione,
di "á-gal" negli organi dei maiali, mediante la soppressione
del gene dell'enzima 1,3 galattosiltransferasi che è necessaria per
l'espressione di "á-gal"20.
Questa modificazione genetica non è stata ancora compiuta nel maiale,
sebbene la tecnologia di clonazione oggi potrebbe renderla possibile.
Rigetto Acuto Vascolare. Il
rigetto acuto vascolare è dovuto agli anticorpi xenoreattivi indotti e
alla possibile infiltrazione delle cellule infiammatorie del ricevente,
monociti e cellule natural killer, che invadono lo xenotrapianto21.
Le cellule endoteliali sono così attivate causando trombosi,
compromettendo il flusso ematico e determinando quindi il rigetto22.
Al momento attuale, il rigetto acuto vascolare rappresenta il principale
ostacolo immunologico al pieno successo dello xenotrapianto. Nel modello
animale, lo studio del rigetto acuto vascolare ha dimostrato che l'uso di
terapie immunosoppressive porta ad una sopravvivenza molto più lunga
degli organi xenotrapiantati in animali così trattati, rispetto ad
animali non trattati23.
Un approccio alternativo per superare il rigetto acuto vascolare è quello
di creare animali/organi ulteriormente ingegnerizzati geneticamente24.
Sono allo studio numerosi geni che potrebbero sopprimere la risposta
infiammatoria, che sembra essere la principale causa di rigetto acuto
vascolare.
La risposta mediata dalle cellule T. Qualora
il rigetto acuto vascolare sia superato, ci si può aspettare che l’organo
possa ancora andare incontro a rigetto con un meccanismo che coinvolge
l’intervento delle cellule T, come avviene nell'allotrapianto25.
Non è ancora stato stabilito se la risposta delle cellule T xenogeniche
sia più difficile da superare rispetto a quella presente nell’allotrapianto,
che oggi è molto ben controllata. In aggiunta alla terapia
immunosoppressiva, c’è inoltre la possibilità di ottenere tolleranza
(non reattività di un ricevente verso antigeni di maiale, senza l’impiego
di immunosoppressione) in trapianti maiale/primate26.
L’induzione della tolleranza è la grande speranza per tutti i tipi di
trapianto; essapotrebbe essere ottenuta, nelle combinazioni xenogeniche,
con una ulteriore ingegnerizzazione genetica dell’animale donatore.
Rigetto cronico dello xenotrapianto.
Ci sono evidenze che, così come l'allotrapianto, anche lo xenotrapianto
può andare incontro a rigetto mesi o anni più tardi, anche quando
l'organo trapiantato ha superato tutte le precedenti fasi di rigetto27.
Questo tipo di rigetto viene definito "cronico". La principale
patologia relativa a questa forma di rigetto è costituita dalla
proliferazione delle cellule muscolari lisce e, quindi, dall'obliterazione
dei vasi sanguigni.
Modelli sperimentali
3. Lo
xenotrapianto è stato studiato e sperimentato principalmente in modelli
animali di piccole dimensioni e nella combinazione maiale/primate non
umano.
Piccoli animali. Il
principale modello utilizzato è stato il trapianto di cuore di
hamster o topo nel ratto. Per lo più, il rigetto di cuore di hamster
trapiantato nel ratto è simile al rigetto di cuore di topo nel ratto. Il
ratto, però, non ha sufficienti anticorpi xenoreattivi preesistenti per
indurre il rigetto iperacuto di cuore di topo o di hamster. Pertanto, in
questa combinazione, il rigetto dipende dalla sintesi di anticorpi
antitrapianto che, insieme con il complemento del ricevente, porta al
rigetto dell'organo28.
Il trapianto di cuore di topo o di hamster nel ratto è perciò un buon
modello per lo studio del rigetto acuto vascolare. I primi risultati
ottenuti attraverso esperimenti di trapianto in modelli di piccoli animali
sono i seguenti. Nel ratto, è stato dimostrato che la
somministrazione di farmaci immunosoppressori può consentire la
sopravvivenza a lungo termine dei cuori di hamster29.
In questo senso, il rigetto di un organo di hamster trapiantato in un
ratto appare diverso dal rigetto acuto vascolare di un organo di maiale
trapiantato in un primate non umano in cui il rigetto iperacuto è stato
superato. Nel modello maiale/primate non umano, attualmente,
l'immunosoppressione da sola non è sufficiente per consentirne la
sopravvivenza a lungo termine. La seconda scoperta ottenuta attraverso il
trapianto di cuore di hamster o di topo nei ratti è stata l'ottenimento
dell' "adattamento" ("accomodation")30.
L'adattamento si riferisce alla sopravvivenza di un organo anche in
presenza di anticorpi antitrapianto e di complemento. L'inibizione per
breve tempo del complemento, sommata alla continua inibizione delle
cellule T, determina la sopravvivenza a lungo termine in queste due
combinazioni. Un’interessante scoperta riguardo l'adattamento è che le
cellule endoteliali e le cellule muscolari lisce dei vasi dell'organo
sopravvissuto esprimono geni che proteggono l'organo dal rigetto31.
Non è ancora chiaro fino a che punto questi geni protettivi possano
essere utilizzati terapeuticamente per migliorare la sopravvivenza degli
organi di maiale nei primati. Alcuni casi isolati di adattamento sono
anche stati descritti in trapianti allogenici umani32.
Grandi animali. Il
principale modello è a tutt’oggi costituito da maiali transgenici per
hDAF33
e, in alcuni casi, per gli altri geni umani che inibiscono la cascata del
complemento, in combinazione con terapia immunosoppressiva, in modo da
ottenere la sopravvivenza. Gli organi di maiali normali, trapiantati in
primati non umani, nella maggior parte dei casi vanno incontro a rigetto
iperacuto e, pertanto, sono rigettati più rapidamente rispetto agli
organi di maiali transgenici per hDAF34.
Anche quando il rigetto iperacuto è superato, gli organi di maiali
transgenici per hDAF, trapiantati in primati non umani, subiscono un tipo
di rigetto che somiglia a quello acuto vascolare, sebbene tale rigetto
possa anche essere molto ritardato35.
E’ stato dimostrato che, in trapianti eterotopici, che non devono
sopperire alla funzione vitale, cuori di maiali transgenici possono
sopravvivere fino a 99 giorni36.
Quando gli organi sono trapiantati in modo da dover sopperire alla
funzione vitale (trapianto ortotopico), le sopravvivenze massime ottenute
sono state di un mese, nel caso di trapianto di cuore37,
e di settantotto giorni, nel caso di trapianto di rene38,
anche se la maggior parte degli organi é rigettata più rapidamente. Gli
scienziati propongono due diversi approcci, che potrebbero anche essere
combinati, per realizzare una prolungamento ulteriore della sopravvivenza
degli organi di maiale trapiantati nei primati. Il primo consiste nello
sperinentare nuovi protocolli di immunosoppressione, mentre il secondo nel
produrre maiali che esprimano altri transgeni capaci d’inibire i fattori
di rigetto associati al rigetto acuto vascolare.
Xenozoonosi: trasmissione di agenti
infettivi da una specie all'altra
4. Sono stati
identificati oltre sessanta agenti infettivi del maiale, con la potenziale
capacità di causare malattie nell'uomo39.
E' in corso un processo di produzione di linee "pulite" di
animali donatori con uno stato di salute certificato40.
Le misure di controllo adottate comprendono il parto dei maiali mediante
isterotomia (derivazione cesarea), il controllo accurato dell'ambiente e
la sorveglianza routinaria dei maiali e del personale che li cura.
Questi interventi sembrano aver escluso quasi tutti gli agenti infettivi
noti, che destano preoccupazione. Tuttavia, non si può escludere che
esista un virus sconosciuto di maiale, che non provoca alcuna patologia
nell’animale stesso, ma che potrebbe essere patogeno per l'uomo.
Come in tutte le altre specie di mammiferi,
i maiali contengono nel loro DNA sequenze che codificano retrovirus (PERV
- Porcine Endogenous RetroViruses -)41.
WEISS e colleghi hanno dimostrato che i PERV possono infettare in vitro
cellule umane42.
Non esistono soddisfacenti modelli animali per testare la patogenicità di
questi agenti. Uno studio retrospettivo è stato condotto sul sangue di
160 pazienti esposti a tessuti viventi di suino per studiare la presenza
di PERV. In 135 pazienti l’esposizione era stata di un'ora o poco più,
negli altri per un tempo più lungo ed in un caso soltanto, per 460 giorni.
Nessuno di questi pazienti ha dimostrato evidenza di infezione da PERV,
sebbene cellule di maiale contenenti sequenze retrovirali furono trovate
persino parecchi anni dopo l'esposizione a tessuti di maiale43.
Quanto si possa trarre conforto da questi risultati negativi, relativi a
pazienti esposti a tessuti suini per così poco tempo, eccetto pochi casi,
e comunque ad un numero di cellule di maiale molto piccolo, in confronto
agli anni di esposizione di un eventuale trapianto di un organo di maiale
in un uomo, è una questione di congetture. Sicuramente, l’eliminazione
dai maiali dei PERV, che rappresentano una preoccupazione continua ed un
limite al passaggio ai trials clinici, costituisce una sfida per
gli anni avvenire.
Progressi delle Biotecnologie e della
Genetica Molecolare
5. I maggiori
progressi nel campo delle biotecnologie, che potrebbero favorire un
ulteriore sviluppo dello xenotrapianto, riguardano soprattutto la
produzione di suini trangenici per geni umani che inibiscono il rigetto.
Due acquisizioni in particolare rivestono grande importanza. In primo
luogo, i recenti studi che hanno condotto alla clonazione dei suini44,
consentendo una manipolazione genetica più semplice di quella ottenuta
con i metodi sino ad oggi disponibili. Con questa procedura, almeno in
linea di principio, nuovi geni potrebbero essere introdotti facilmente nel
DNA genomico dei suini ed altri geni potrebbero essere inattivati in modo
da renderli non più funzionali ("knock out"). Ad esempio,
il gene responsabile dell'espressione dell'antigene á-gal sulle cellule
endoteliali di suino potrebbe essere inattivato in modo da diminuire,
presumibilmente, almeno uno degli stimoli al rigetto.
In secondo luogo, sebbene ancora a livello
sperimentale, sono state approntate metodiche per regolare l'espressione
dei transgeni45.
Infatti, potrebbe essere molto vantaggioso che un determinato transgene
dell’organo di maiale trapiantato si esprima in un particolare momento
del periodo post-trapianto, mentre potrebbe essere molto svantaggioso che
lo facesse in uno stadio differente. Dunque, la possibilità di regolare
l'espressione del transgene rappresenterebbe un grande aiuto allo sviluppo
dello xenotrapianto.
Procedere
verso la fase clinica
6. Poiché cellule e tessuti, dopo il trapianto ,
non sono immediatamente perfusi con il sangue del ricevente, essi non
vanno incontro a rigetto iperacuto. Per questo motivo trials
clinici di questo tipo di trapianto hanno avuto uno sviluppo ulteriore
rispetto ai trials clinici di organi solidi. Insule pancreatiche di
maiale sono state trapiantate in pazienti diabetici46
e cellule neuronali fetali di maiale sono state iniettate in un numero
significativo di pazienti (> 50) affetti da Morbo di Parkinson, da
Morbo di Huntington o da ictus47.
A tutt'oggi, però, è stato riportato solo un limitato beneficio clinico.
Un numero significativo di pazienti con epatite acuta fulminante è stato
arruolato in studi clinici multicentrici, che utilizzano epatociti di
maiale in apparecchi artificiali (fegato bioartificiale), con risultati
clinici iniziali promettenti48.
Vi è una notevole divergenza di opinione
riguardo la sopravvivenza minima richiesta per un organo di maiale
trapiantato in un primate non umano, prima di poter procedere a trials
clinici di trapianto di organi di maiale in riceventi umani.
Secondo l’opinione di alcuni, si potrebbe dare inizio ai trials
clinici nell'uomo solo dopo che sia stata ottenuta, di routine, una
sopravvivenza di novanta o più giorni di un organo di maiale, trapiantato
in modo da dover sopperire alla funzione vitale, in un primate non umano49.
Attualmente, la sopravvivenza di questo tipo di xenotrapianti varia da
poche settimane a circa tre mesi, e la sopravvivenza di tre mesi non è
certo routine50.
Chiaramente, deve essere ottenuto un miglioramento significativo dei
risultati attuali prima di consentire trials clinici di xenotrapianto
di organi solidi.
Tuttavia, mentre la sopravvivenza degli
organi di maiale trapiantati in primati non umani attualmente non è
sufficientemente lunga da considerare possibile il trapianto definitivo di
un organo di maiale nell'uomo, l'opzione di un trapianto "ponte"
di un organo di maiale potrebbe essere considerata attuabile in tempi più
brevi.
SECONDA PARTE
– ASPETTI ANTROPOLOGICI ED ETICI
La pratica degli xe notrapianti,
oltre agli aspetti scientifici e tecnici descritti nella prima parte di
questo documento, coinvolge anche altri ambiti quali quello antropologico
ed etico.
Sarà compito di questa seconda parte
esplorarli, sia pur sinteticamente, nel loro rapporto con tale nuova
procedura.
Questioni preliminari
In aggiunta ai problemi connessi ad ogni intervento di t rapianto,
ci sembra che tre questioni, specificamente legate agli xenotrapianti,
richiedano di essere previamente affrontate: 1) l’accettabilità dell’intervento
dell’uomo sull’ordine del creato; 2) la praticabilità etica dell’utilizzazione
di animali per migliorare la sopravvivenza e il benessere dell’uomo
stesso; 3) l’eventuale impatto, oggettivo e soggettivo, che un organo o
tessuto di origine animale può avere sull’identità del soggetto umano
che lo riceve.
L’intervento dell’uomo sul creato
7. In premessa,
vorremmo affrontare brevemente un interrogativo di fondo che, in genere,
viene posto dalle varie tradizioni religiose, pur con accenti differenti:
esso concerne la possibilità stessa per l’uomo di intervenire
lecitamente sulle realtà esistenti nell’universo in genere e, più in
particolare, sugli animali.
Data la valenza più specificamente
teologica di tale questione, riteniamo utile offrire una breve sintesi
della posizione della Chiesa cattolica sull’argomento, proprio adottando
un linguaggio e una metodologia caratteristici dell’antropologia
teologica.
A quale titolo l’uomo, che Dio ha creato
come maschio e femmina, e cui va riconosciuta la piena dignità di persona
in ogni fase della sua vita, può intervenire sul creato, magari
modificandone anche alcuni aspetti? Quali criteri deve adottare e quale
limiti deve porsi?
Dalla narrazione per immagini della
creazione "in sei giorni"51,
risulta evidente come Dio abbia stabilito una gerarchia di valore tra le
varie creature. Tale gerarchia emerge, peraltro, anche dalla
considerazione razionale della trascendente ricchezza e dignità della
persona umana.
L’uomo, creato a immagine e
somiglianza di Dio, è posto al centro e al culmine del
creato, non solo perché tutto quanto esiste è destinato a lui, ma anche
perché la donna e l’uomo hanno il compito di collaborare con il
Creatore nel condurre il creato verso la sua perfezione finale. "Siate
fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra, soggiogatela" (Gen.
1,28) : ecco il mandato con cui Dio affida all’uomo il
"dominio" del creato, in Suo nome. A tal riguardo, così si
esprimeva Giovanni Paolo II nell’enciclica "Laborem exercens":
"L’uomo è immagine di Dio, tra l’altro, per il mandato
ricevuto dal suo Creatore di soggiogare, di dominare la terra. Nell’adempimento
di tale mandato, l’uomo, ogni essere umano, riflette l’azione stessa
del Creatore dell’universo"52.
È questo, dunque il senso più profondo
dell’azione dell’uomo in relazione all’universo creato: non certo
quello di "spadroneggiare" arbitrariamente sulle altre creature,
riducendole in una sorta di schiavitù avvilente e distruttiva, allo scopo
di soddisfare i suoi capricci, bensì quello di orientare, attraverso la
sua opera responsabile, la vita del creato verso l’autentico ed
integrale bene dell’uomo (di tutto l’uomo e di ogni uomo).
Già alcuni documenti del Conc. Vat. II
avevano voluto riaffermare questa verità; così, ad esempio, si esprime
la "Lumen Gentium": "Con la loro competenza nelle
discipline profane, e con la loro attività elevata interiormente dalla
grazia di Cristo, i laici contribuiscano efficacemente a far sì che il
lavoro, la tecnica e la cultura utilizzino i beni creati a reale vantaggio
di tutti gli uomini, in conformità all’ordinamento del Creatore e alla
illuminazione del suo Verbo; che tali beni vengano distribuiti più
equamente fra tutti, e contribuiscano a loro modo al progresso universale,
in libertà umana e cristiana"53;
anche il Decreto conciliare sull’apostolato dei laici riprende quest’idea
quando afferma che "la bontà naturale (delle realtà che
costituiscono l’ordine temporale) riceve una speciale dignità dal loro
rapporto con la persona umana a servizio della quale sono state create"54.
In sintesi, dunque, va riaffermato il
diritto/dovere dell’uomo, su mandato del suo Creatore e mai contro l’ordine
naturale da Lui stabilito, di agire nel creato e sul creato, anche
servendosi delle altre creature, per il raggiungimento del fine ultimo di
tutta la creazione: la gloria di Dio e la realizzazione piena e definitiva
del suo Regno, attraverso la promozione dell’uomo. Risuonano ancora in
tutta la loro verità le parole di S. Ireneo di Lione: "L’uomo
vivente è gloria di Dio e vita dell’uomo è la visione di Dio"55.
L’uso degli animali per il bene dell’uomo
8. Per una
riflessione teologica che possa contribuire ad elaborare un giudizio etico
sulla pratica degli xenotrapianti, ci interessa considerare quale sia
stata l’intenzione del Creatore nel dare l’esistenza agli animali.
Essi, proprio in quanto creature, hanno un loro proprio valore che
sicuramente l’uomo ha il dovere di riconoscere e rispettare. Tuttavia,
Dio li ha posti, insieme alle altre creature non umane, a servizio dell’uomo,
perché egli possa, anche attraverso di loro, giungere al suo sviluppo
integrale.
È da notare che questo ruolo di "servizio"
reso all’uomo si manifesta con modalità differenti, in relazione al
progresso culturale dell’umanità. Limitandoci al progresso scientifico
e tecnologico in campo biomedico, il servizio dell’animale all’uomo
trova una sua applicazione del tutto nuova nella pratica dello
xenotrapianto che, pertanto, in linea di principio, non è in contrasto
con l’ordine della creazione. Al contrario, essa rappresenta per l’uomo
un’ulteriore occasione di responsabilità creativa nel fare un
uso ragionevole del potere che Dio gli ha dato. Del resto, anche
limitandosi ad un livello di analisi puramente razionale, senza voler
ricorrere al ragionamento teologico, si può giungere a conclusioni
convergenti sul piano pratico.
Un semplice sguardo alla lunga vicenda
umana sulla Terra è sufficiente per fare emergere con tutta evidenza un
dato inconfutabile: è l’uomo che, da sempre, governa le realtà terrene,
gestendo gli altri esseri, viventi e non, secondo determinate finalità.
È ancora nel rapporto con l’uomo che si rivela la misura assiologica
(valore morale) di ogni realtà esistente, in un disegno universale
armonico ed ordinato che indica tutta la pregnanza di senso del reale.
In particolare, l’uomo si è sempre
servito degli animali per i suoi bisogni primari (alimentazione, lavoro,
vestiario, ecc..), in una sorta di "cooperazione" naturale che
ha costantemente segnato le varie tappe del progresso e dello sviluppo
della civiltà.
Ora, tale posizione di "eccellenza"
testimonia e, insieme, manifesta la superiorità ontologica dell’uomo
sugli altri esseri terreni; essa si fonda sulla natura stessa della
persona umana, le cui dimensioni di razionalità e spiritualità pongono
l’uomo al centro dell’universo, perché ne utilizzi le risorse
presenti (tra cui gli animali), in maniera sapiente e responsabile, alla
ricerca dell’autentica promozione di ogni essere.
Volendo approfondire quanto andiamo dicendo,
due problemi di natura etica devono essere affrontati. Da un lato la
questione dell’uso degli animali per migliorare la sopravvivenza o la
salute dell’uomo, che ha come ovvio presupposto un particolare modo di
concepire la relazione animale-uomo56.
Dall’altro, la questione della accettabilità del superamento
della barriera tra specie animale e specie uomo.
Riguardo al primo problema, tra le diverse
correnti di pensiero attuali, emergono due visioni contrapposte ed estreme57.
C’è chi ritiene che l’animale e l’uomo abbiano una dignità
equivalente, e chi invece pensa che gli animali siano del tutto in balia
dell’arbitrio umano. Nel primo caso, l’uso degli animali è
considerato un vero e proprio specismo o tirannia dell’uomo sugli
animali e, dunque, neppure il fatto di essere di aiuto per la sofferenza
umana potrebbe giustificare l’uso degli animali, a meno che non si
ammetta anche la possibilità opposta. Nella seconda prospettiva, invece,
l’uomo potrebbe utilizzare liberamente gli animali, in base ai propri
desideri e senza particolari limitazioni etiche.
9. Dal nostro
punto di vista, confortati dalla prospettiva biblica secondo la quale,
come già ricordato, l’uomo è creato "a immagine e somiglianza
di Dio" (Gen. 1,26-27), riaffermiamo che la persona umana gode di
una dignità unica e superiore; ma egli deve rispondere al
Creatore anche del modo in cui tratta gli animali. Di conseguenza, il
sacrificio degli animali può essere giustificato, ma solo se richiesto
dal raggiungimento di un bene rilevante per l’uomo: è questo il caso
dell’utilizzazione di animali per il prelievo di organi o tessuti da
trapiantare, anche quando ciò implicasse la necessità di sperimentazioni
e/o di modificazioni genetiche su di essi.
Tuttavia, anche in questa prospettiva, è
eticamente richiesto che, nell’usare gli animali, l’uomo osservi
alcune condizioni quali: evitare agli animali stessi sofferenze non
necessarie, rispettare i criteri di vera necessità e ragionevolezza,
evitare modificazioni genetiche non controllabili che possano alterare in
modo significativo la biodiversità e l’equilibrio delle specie nel
mondo animale58.
Dal punto di vista teologico-morale, non
appare invece sostanzialmente rilevante la questione dell’utilizzazione
di differenti specie animali (ad es. primati non umani o non
primati), pur lasciando aperte le valutazioni sulla diversità di
sensibilità tra animali di specie differenti e sull’equilibrio tra le
varie specie e all’interno della stessa specie.
Va anche precisato che, per la teologia
cattolica non esistono preclusioni di ordine religioso-rituale nei
confronti del trapianto nell’uomo di organi o tessuti di un qualsiasi
animale59.
Per quanto riguarda il secondo problema, vale a dire l’accettabilità
dell’uso di organi di provenienza animale, possiamo affermare che, una
volta stabilito che l’identità personale non viene intaccata dallo
xenotrapianto e dopo aver verificato, inoltre, che tutte le esigenze
etiche generali della trapiantologia siano rispettate, la questione si
riduce al solo aspetto culturale e psicologico, e dunque, l’eventuale
diffidenza iniziale potrà essere superata, magari ricorrendo agli
adeguati sostegni necessari.
Xenotrapianto e identità del ricevente
10. Oltre, e
forse prima, che con considerazioni di natura teologica, una valutazione
etica sulla pratica degli xenotrapianti deve misurarsi con acquisizioni di
natura antropologica, soprattutto con quella parte dell’antropologia
filosofica che riguarda l’identità della persona. Infatti, una
qualsiasi valutazione etica sugli xenotrapianti è chiamata a rispondere,
in ultima analisi, alla domanda: l’impianto di un organo estraneo al
corpo originario dell’uomo ne modifica l’identità60
e la ricchezza di significati che esso media? E se sì, fino a che punto
sono accettabili i livelli di modificazione raggiunta?
Certamente, il concetto di "identità
personale" si presenta ricco di valenze e di sfumature di significato,
essendo diversi gli apporti filosofici e scientifici che concorrono ad
elaborarlo61.
Più sinteticamente, ed in base agli scopi di questo documento, possiamo
indicare l’identità personale come la singolarità e irriducibilità
dell’uomo in rapporto al suo essere (livello ontologico) e al suo
sentirsi (livello psicologico) persona; esse si esprimono nella
dimensione storica della persona e, in particolare, nella sua struttura
comunicativa, sempre mediata dalla corporeità.
Si deve affermare, allora, che l’identità
personale costituisce un bene della persona, una qualità intrinseca
al suo stesso essere e, dunque, un valore morale su cui fondare il diritto/dovere
di promuovere e difendere l’integrità dell’identità personale
di ciascuno.
Possiamo allora concludere che, in generale,
l’impianto di un organo estraneo al corpo dell’uomo trova un limite
etico nel grado di modificabilità che esso eventualmente comportasse per
l’identità della persona che lo riceve.
11. Tale
modificazione, come già accennato, interessa la dimensione storica della
persona, e quindi la struttura comunicativa di essa, mediata dalla
corporeità.
Alla luce poi di una recuperata
valorizzazione del corpo e della lettura simbolica che di esso offre gran
parte dell’antropologia contemporanea, va osservato che non tutti gli
organi del corpo umano sono in ugual grado espressione della irripetibile
identità della persona: ve ne sono alcuni che assolvono esclusivamente
alla loro specifica funzione; altri, invece, uniscono alla funzione una
forte e personale carica simbolica, che dipende inevitabilmente dalla
soggettività dell’individuo; altri organi, poi, come l’encefalo e le
gonadi, hanno una relazione inscindibile, per la loro propria funzione,
con l’identità personale del soggetto, indipendentemente dalla loro
valenza simbolica. Dunque, si dovrà concludere che, mentre questi ultimi
non potranno mai essere lecitamente trapiantati, per le inevitabili
conseguenze oggettive che produrrebbero nel ricevente o nei suoi
discendenti62,
gli organi considerati come meramente funzionali e quelli con
maggiore valenza personalizzante dovranno essere valutati, caso per
caso, proprio in funzione della carica simbolica che vengono ad assumere
nella singola persona63.
12. La
problematica relativa alla tutela dell’identità personale del paziente
ricevente costituisce un punto cardine non solo per l’antropologia
filosofica, ma anche per la teologia morale, come dimostrano alcuni
pronunciamenti ufficiali del Magistero in tema di xenotrapianti, che la
indicano come uno dei criteri fondamentali di liceità dello
xenotrapianto. Prima Pio XII (Discorso all’Associazione Italiana
Donatori di cornea ed ai Clinici Oculisti e Medici legali, 14 Maggio 1956),
e poi di recente anche Giovanni Paolo II (Discorso al 18E Congresso
Internazionale della Società dei trapianti, 29 Agosto 2000, n.7),
hanno chiaramente affermato la liceità, in linea di principio, di tale
procedura terapeutica, a condizione che "l’organo trapiantato
non incida sull’integrità dell’identità psicologica o genetica della
persona che lo riceve" e "che esista la provata
possibilità biologica di effettuare con successo un tale trapianto, senza
esporre ad eccessivi rischi il ricevente".
Osserviamo qui che, accanto alla tutela
dell’identità personale, in questi pronunciamenti magisteriali viene
indicato un secondo criterio di liceità dello xenotrapianto: si tratta
dell’argomento del rischio sanitario, di cui ci occuperemo più
diffusamente tra breve.
Per il resto, dal punto di vista della
teologia morale, valgono per gli xenotrapianti le condizioni etiche
richieste per ogni altro tipo di trapianto64.
Problematiche
bioetiche
Una conside razione bioetica più
ampia suggerisce la necessità di ulteriori approfondimenti e
precisazioni. La praticabilità degli xenotrapianti, alla luce
dell’attuale "stato dell’arte" riassunto nella prima parte
di questo documento, dovrà essere valutata eticamente tenendo conto di
una molteplice serie di fattori, alcuni dei quali desunti dalle norme
morali generali valide per tutti i trapianti, altri più specificamente
legati a questa tipologia di trapianto65.
Rischio sanitario
13. Abbiamo
appena accennato al fatto che una delle questioni etiche fondamentali da
esaminare, per giudicare sulla liceità o meno dello xenotrapianto, sia
rappresentata dalla valutazione del rischio sanitario coinvolto in
tali procedure, rischio sanitario che si compone di diversi fattori, non
sempre facilmente prevedibili e quantificabili.
Prima di proseguire, pertanto, sembra utile
richiamare alcune note generali sull’etica del rischio.
Il rischio, inteso come evento futuro
indesiderato o dannoso il cui verificarsi non è certo, ma possibile66,
viene definito attraverso due caratteristiche: il grado di probabilità e
l’entità del danno. La probabilità del verificarsi di un certo evento
dannoso in particolari circostanze può essere espressa come una
percentuale di rischio o frequenza statistica. Inoltre, a volte, la
presenza o meno di alcuni fattori occasionali di rischio può variare la
probabilità del verificarsi di un certo evento. L’entità del danno,
invece, si misura sugli effetti che l’evento produce. Naturalmente, un
rischio molto probabile sarà ben tollerato se l’entità del danno ad
esso associata è molto piccola; al contrario, un rischio che preveda
un’elevata entità di danno possibile, pur presentandosi come
improbabile, desta molte più preoccupazioni e richiede maggiori cautele.
È importante anche distinguere un evento
probabile (pur in diversi gradi) da un evento soltanto ipotetico,
il quale si presenta come teoricamente non impossibile, ma talmente
improbabile da non esigere una modificazione dei nostri comportamenti o
scelte in funzione del suo accadimento.
I due criteri della probabilità e
dell’entità del danno concorrono a configurare l’ accettabilità
del rischio, in base alla ponderazione del rapporto rischio/beneficio (risk/benefit
ratio). Soltanto quando un rischio è realmente quantificabile, sarà
possibile applicare i criteri di valutazione della sua accettabilità.
In ultimo occorre distinguere dalla
accettabilità quella che possiamo invece indicare come accettazione del
rischio, cioè la reazione del singolo o del pubblico in generale di
fronte all’esistenza di un determinato rischio. Essa è una risposta che
ha una notevole componente soggettiva, non sempre del tutto riflessa, ed
è influenzata da fattori quali la cultura, l’informazione disponibile e
la sua comprensibilità, i modi di comunicazione dell’informazione
stessa, la sensibilità comune67.
In assenza di dati che permettano una
quantificazione affidabile di un tale rischio, occorre muoversi con grande
cautela, senza però che questo debba tradursi necessariamente in un
"blocco" totale di ogni sperimentazione; infatti, per passare
dal non sapere al sapere, dall’ignoto al noto, sarà pur necessario
esplorare qualche possibile novità, che verosimilmente, soprattutto nelle
fasi sperimentali iniziali, non sarà scevra da qualche rischio (almeno
potenziale). In questa situazione, dunque, è eticamente richiesto di
avanzare "a piccoli passi" nell’acquisizione di nuove
conoscenze, coinvolgendo nella sperimentazione il minor numero possibile
di soggetti, con un monitoraggio attento e continuo, pronti a rimodulare
in ogni momento il disegno sperimentale intrapreso, sulla base dei nuovi
dati emergenti.
Un altro fattore da considerare è la
distinzione tra la quantificabilità del rischio (risk
assessment) e la sua gestibilità (risk management). Per
una corretta valutazione etica, tutti e due questi elementi vanno
accuratamente esaminati.
14. Quanto fin
qui detto in generale sull’etica del rischio deve ora essere applicato
al caso degli xenotrapianti.
Per prima cosa, osserviamo che vi sono
elementi riguardanti lo xenotrapianto, come la probabilità di rigetto o
l’aumento di probabilità d’infezioni a causa delle terapie
immunosoppressive a cui il ricevente deve sottoporsi, per i quali esistono
già degli elementi di conoscenza, anche se, per essi, risulta necessaria
un’ulteriore fase di studio. Questi dati già in possesso della comunità
scientifica, insieme alle nuove acquisizioni che vengono accumulandosi,
possono consentire di stabilire la soglia di rischio da non superare perché
un intervento di trapianto sia considerato moralmente accettabile.
Più complessa ed incerta risulta invece la
valutazione dei rischi legati ad un aspetto peculiare degli xenotrapianti
da animale ad uomo: la possibile trasmissione al ricevente di infezioni (zoonosi)
attraverso lo xenotrapianto, ad opera di agenti patogeni conosciuti e non,
non dannosi per l’animale ma con possibilità perniciose per l’uomo,
che potrebbero anche sfuggire ad un controllo previo, con la conseguente
possibilità di diffusione dell’eventuale infezione a coloro che vivono
a stretto contatto (close-contacts) col trapiantato e, più oltre,
all’intera popolazione.
Dal momento che, a tutt’oggi, le
esperienze cliniche (da animale ad uomo) di xenotrapianto già effettuate
sono numericamente esigue e certamente insufficienti per poter elaborare
una fondata statistica sulle reali probabilità d’insorgenza e di
diffusione di dette infezioni, ogni decisione in merito allo sviluppo
clinico di questa nuova terapia, può basarsi soltanto su ipotesi; si
impone, quindi, l’esigenza etica di procedere con la massima cautela.
Quando si giungerà all’applicazione
clinica dello xenotrapianto, allora sarà necessario selezionare con cura
i candidati, in base a criteri chiari e prestabiliti68;
effettuare un monitoraggio approfondito e costante del paziente
trapiantato, con la possibilità, qualora se ne presentasse
l’indicazione, anche della messa in quarantena del soggetto, a presidio
di una diffusione epidemica di infezione. Una forma di monitoraggio
dovrebbe essere prevista anche per coloro che vivono a stretto contatto
col paziente trapiantato.
Durante la fase sperimentale, inoltre, un
tale paziente dovrebbe accettare di astenersi dal procreare, per il non
escludibile rischio di ricombinazione genetica che, qualora si
verificasse, potrebbe interessare anche le sue cellule germinali. Sarebbe
anche necessario astenersi dai rapporti sessuali per evitare possibili
trasmissioni virali attraverso questa via.
Un importante ruolo, nell’applicazione
clinica dello xenotrapianto, va assegnato anche alla scienza psicologica,
la quale dovrà dare prima il suo responso, nei singoli casi, sulle
probabili ripercussioni che il soggetto ricevente potrebbe subire nella
sua psiche (es. modificazione del proprio "schema corporeo"),
circa l’integrazione di un organo a lui estraneo69,
e ancor più quando questo è di provenienza animale70.
In una eventuale fase post-trapianto, la psicologia dovrà anche dare il
suo apporto clinico per sostenere il paziente trapiantato in questo
processo di integrazione.
"Transgenesi"
15. L’utilizzo
di organi da animali ingegnerizzati per lo xenotrapianto pone la
necessità di alcune riflessioni sulla transgenesi e sulle sue
implicazioni etiche.
Per animale transgenico si intende
l’animale modificato mediante l’introduzione nel suo patrimonio
genetico di nuovi geni. Diversamente, viene usato il termine "knock
out" per indicare quegli animali nei quali un dato gene(i) endogeno
non viene più espresso. In entrambi i casi, gli animali così trattati
esprimeranno particolari caratteristiche che saranno trasmesse alla loro
progenie.
Come abbiamo precedentemente notato, la
possibilità di operare tali modificazioni genetiche, utilizzando anche
geni di origine umana, nel rispetto dell’animale e della biodiversità,
è moralmente accettabile in vista di benefici significativi per l’uomo
stesso. Pertanto, pur riconoscendo che la transgenesi non
compromette l’identità genetica complessiva dell’animale mutato e
della sua specie, e riaffermando la responsabilità dell’uomo verso il
creato, così come per il perseguimento di obiettivi di salute attraverso
certi interventi di manipolazione genetica, indichiamo alcune basilari
condizioni etiche da rispettare:
1) va garantita l’attenzione al benessere
degli animali geneticamente modificati, in modo da valutare l’effetto
dell’espressione del transgene, le eventuali modificazioni degli
aspetti anatomici, fisiologici e comportamentali, limitando i livelli di stress
e di dolore, di sofferenza ed angoscia;
2) vanno considerati gli effetti nella
progenie ed eventuali ripercussioni nei riguardi dell’ambiente;
3) è opportuno che tali animali siano
tenuti sotto stretto controllo e non rilasciati nell’ambiente;
4) bisogna minimizzare il più possibile il
numero degli animali utilizzati nella sperimentazione;
5) il prelievo di organi e/o tessuti deve
avvenire in un unico intervento chirurgico;
6) ogni protocollo di sperimentazione
sull’animale deve essere sottoposto a valutazione da parte di un
comitato etico competente
Consenso informato
16. Nella
discussione etica sugli xenotrapianti merita grande attenzione anche il
tema del consenso informato71.
Data la provenienza animale degli organi da
trapiantare, esso riguarderà soltanto il ricevente e, secondariamente, i
suoi congiunti. Al primo dovrà essere fornita ogni indicazione sulla sua
patologia e sulla prognosi, sull’intervento di xenotrapianto e la
conseguente terapia, sulle probabilità di successo e sui rischi di
rigetto; particolare cura si dovrà avere nell’informare il paziente sui
rischi reali ed ipotetici di zoonosi, alla luce dei dati attuali, così
come sulle cautele da adottare in caso d’infezione (in particolare
l’eventuale esigenza di quarantena che comporta la separazione dai
contatti fisici con gli altri, finché sussiste il rischio di contagio).
Il paziente dovrà anche essere informato sulla necessità di sottoporsi a
controlli medici per tutta la vita, per un necessario monitoraggio
costante del decorso post-trapianto.
Inoltre non dovrà mancare
un’informazione adeguata su eventuali possibili terapie alternative allo
xenotrapianto.
Tale consenso informato da parte del
paziente va inteso come personale. Dalla fase sperimentale,
pertanto, vanno esclusi i minori e quanti non sono in grado di dare un
valido consenso.
Tuttavia, se un paziente incapace di
esprimere un valido consenso si trovasse in pericolo di morte imminente e
non precedentemente prevedibile, si potrà ricorrere al consenso di un
legale rappresentante (ad es., nell’ipotesi di effettuare uno
xenotrapianto salva-vita, come "soluzione-ponte", cioè
transitoria, su un paziente in coma), purché la prestazione medica da
intraprendere offra una ragionevole speranza di beneficio per il paziente
stesso.
Anche i congiunti dovranno essere informati
su ciò che potrebbe comportare il trapianto circa i loro contatti col
paziente e sui potenziali rischi di contagio in caso d’insorgenza delle
suddette infezioni; tuttavia, a loro non si potrà chiedere un consenso in
senso stretto, rimanendo il paziente il responsabile ultimo delle scelte
sulla propria salute.
Allocazione delle risorse sanitarie
17. Sicuramente
lo xenotrapianto rappresenta una forma di possibile terapia ad altissimo
impiego di risorse sanitarie ed economiche72.
Per questo motivo, alcuni hanno espresso dubbi sulla sua eticità,
considerando eccessiva l’incertezza di successo e di rischi che comporta
a fronte del grande impiego di risorse che sarebbero così sottratte sia
ad altri interventi terapeutici, sia ad altre linee di ricerca. Di fronte
a tali dubbi, è opportuno ricordare che, pur prendendo in considerazione
il dovuto bilanciamento costi/benefici, l’ingente impiego di risorse
sanitarie, in questo caso, è giustificata dall’urgente necessità di
tentare di salvare la vita di tanti pazienti, che altrimenti non avrebbero
alcuna chance di sopravvivenza.
Va inoltre aggiunto che, finché lo
xenotrapianto sull’uomo sarà in fase sperimentale, esso non dovrà
essere valutato secondo i criteri della terapia in senso stretto, ma
secondo i criteri della sperimentazione e, quindi, tenendo conto anche dei
futuri benefici collettivi prevedibili; a tal proposito, è giusto
riconoscere che la ricerca sullo xenotrapianto fin qui svolta ha anche
consentito di migliorare le conoscenze mediche sull’allotrapianto.
Brevettabilità e xenotrapianto
18. La ricerca
sullo xenotrapianto è stata portata avanti sinora, in misura prevalente,
da industrie farmaceutiche private che hanno impegnato ingenti risorse
economiche, finanziando anche istituzioni pubbliche, al fine del
raggiungimento dei migliori risultati terapeutici; è pertanto
giustificato, per loro, attendersi un ritorno in termini economici degli
investimenti intrapresi. Una delle possibili vie per ottenere tale scopo
è proprio l’acquisizione dei brevetti.
Da un punto di vista formale non vi è
nessun ostacolo tecnico-giuridico alla brevettabilità di organi animali ingegnerizzati
destinati ai trapianti73.
Va però sottolineato che le normative previste al riguardo dalla Comunità
Europea, al momento della loro elaborazione, non potevano prendere in
considerazione l’utilizzo di tali organi per il trapianto da animale ad
uomo, dal momento che tale procedura terapeutica non era ancora mai stata
realizzata nella pratica clinica.
Sottolineiamo pertanto l’opportunità,
nel rispetto degli straordinari impegni finanziari sinora sostenuti, di
riconsiderare o, meglio, specificare la normativa vigente.
Siamo a conoscenza dell’ampio dibattito
circa la questione di fondo se sia eticamente accettabile la possibilità
stessa di brevettare degli esseri viventi (pur modificati geneticamente) o
di loro parti, soprattutto qualora contengano elementi genetici di
derivazione umana (come è il caso degli organi animali ingegnerizzati per
lo xenotrapianto sull’uomo), come pure della differenza da riconoscere
tra una "scoperta" (non brevettabile) e una
"invenzione" (brevettabile). Pur esprimendo l’orientamento che
l’animale transgenico in quanto tale, e ancor più se utilizzato a fini
di trapianto nell’uomo, sia considerato "non brevettabile",
riteniamo, tuttavia, che non sia compito di questo documento affrontare
direttamente tale complessa questione.
Ci limitiamo, qui, a sottolineare che,
qualunque sia la risposta al quesito di fondo, comunque bisognerà almeno
garantire il rispetto del diritto fondamentale di ogni persona di avere
equo accesso alle cure sanitarie di cui dovesse necessitare, senza
discriminazioni o impedimenti dovuti agli eccessivi costi; ciò vale
soprattutto per la fruizione di terapie. Tale obiettivo, nell’ipotesi di
brevetti che riguardino lo xenotrapianto - che è da considerare
senz’altro in una prospettiva terapeutica -, può essere raggiunto
mediante l’applicazione di opportuni strumenti giuridici (es.
introduzione di licenze obbligatorie), che consentano la
"produzione" a prezzi accessibili74
e controllati auspicabilmente da un Organismo sovranazionale preposto.
Indicazioni operative
19. Tenendo presente quanto fin
qui esposto, si può indicare una linea operativa per orientare il cammino
di ricerca e di sviluppo dello xenotrapianto applicato all’uomo.
In vista di uno xenotrapianto di organo
solido, occorre senz’altro insistere con la sperimentazione pre-clinica
(da animale ad animale), per il periodo di tempo che gli scienziati
riterranno necessario, fino all’ottenimento di risultati positivi
"riproducibili", considerati sufficienti per poter passare alla
sperimentazione sull’uomo.
Quando giungerà il momento, sarà allora
eticamente corretto rivolgere la proposta, nel rispetto delle regole sul
consenso informato sopra indicate, dapprima soltanto a gruppi ristretti di
pazienti, i quali non siano in grado di ricevere - nella data contingenza
– un allotrapianto (sia per motivi di lista d’attesa che di
controindicazioni individuali), e sempre che non sia disponibile per loro
una migliore alternativa terapeutica.
Sarà altresì moralmente necessario
assicurare un attento e pianificato monitoraggio dei soggetti trapiantati,
che potrà durare anche per tutta la vita, vigilando su ogni segnale di
possibili infezioni da agenti patogeni conosciuti e non.
Bisognerà inoltre che ogni sperimentazione
clinica sia condotta in centri ad alta specializzazione, con una provata
esperienza nei modelli pre-clinici maiale/primate, specificamente
autorizzati e controllati dalle competenti autorità sanitarie.
I risultati così ottenuti, se
inequivocabilmente positivi, costituirebbero la base per un allargamento
della pratica dello xenotrapianto, come terapia chirurgica definitiva.
20. Le
problematiche legate allo xenotrapianto hanno risvolti di portata sociale
molto ampia. È eticamente necessario, perciò, che si acquisisca una
corretta informazione sugli argomenti di maggior interesse per il
pubblico, relativamente ai potenziali benefici e rischi. Questa
informazione dovrà essere rivolta al maggior numero di persone possibile.
Inoltre, con dibattiti e confronti pubblici, in piccoli e grandi gruppi,
la società stessa nel suo insieme, attraverso i suoi rappresentanti, dovrà
individuare le condizioni di accettabilità per investire risorse e
speranze in questa nuova prospettiva terapeutica, alla luce delle
incertezze scientifiche ancora presenti e della urgente necessità di
aumentare la disponibilità di organi da trapiantare.
Un serio impegno etico da parte degli
scienziati non dovrà trascurare anche di esplorare vie terapeutiche
alternative allo xenotrapianto, come sembrano promettere tante scoperte
recenti nel campo della genetica, così come, in una prospettiva più
lunga, l’uso terapeutico delle cellule staminali adulte.
21. Per quanto
concerne l’ambito specifico delle politiche sanitarie e della
legislazione in materia di xenotrapianti, auspichiamo vivamente che le
riflessioni offerte in questo documento possano costituire un utile punto
di riferimento per tutti coloro che, a livello internazionale, nazionale,
regionale e locale, abbiano ricevuto la responsabilità di guidare la vita
sociale. Già vari Paesi75
hanno elaborato delle linee-guida per regolamentare questo complesso
settore, offrendo delle valide indicazioni operative.
Dal canto nostro, non riteniamo che questo
documento debba addentrarsi in questioni procedurali politico-legislative.
Ci limitiamo, pertanto, a sottolineare l’importanza e l’opportunità
che si giunga al più presto, attraverso un reale coordinamento ai vari
livelli, alla sostanziale convergenza della normativa internazionale in
materia; essa, da una parte, deve stabilire le regole per la prosecuzione
della ricerca scientifica, garantendone la validità e la sicurezza,
dall’altra deve vigilare sulla salute dei cittadini coinvolti e sui
potenziali rischi (soprattutto infettivi) connessi agli xenotrapianti;
inoltre, essa dovrà offrire i criteri per organizzare le necessarie
campagne d’informazione rivolte alla popolazione intera.
Concludiamo questo documento, col sincero
auspicio che lo sforzo d’indagine profuso da coloro che vi hanno
collaborato – scienziati, giuristi, teologi e bioeticisti – possa
rappresentare un concreto contributo allo sviluppo della discussione
sull’importante tema degli xenotrapianti, oltre che una ulteriore
espressione della sollecita attenzione della Chiesa Cattolica nei
confronti di problemi connessi con la malattia e la sofferenza umana.
NOTE
1 Cfr.
Evans R., Orians C., Ascher N., The potential supply of organ donors;
an assessment of the efficacy of organ procurement efforts in the United
States. JAMA 1992; 267:239-46.
2 Cfr.
Reemtsma K., Mccracken B.H., Sschlegel J.U., et al. Renal
heterotransplantation in man, Ann Surg, 1964, 160:384.
3 CFR.
BaileyL.L., Nehlsen-Canarella S.L., Concepcion w., et al. Baboon-to-human
cardiac xenotransplantation in a neonate, Jama, 1985, 254:3321.
4 Cfr.
Starzl T.E., Fung J.J., Tzakis A.G., et al. Baboon to human liver
transplantation, Lancet, 1993, 341:65.
5 Cfr.
Marino I.R., Doyle H.R., Nour B., Starzl T.E. Baboon liver
xenotransplantation In: Cooper DKC, Kemp E, Platt JL, White DJG, eds.
Xeno-transplantation. The Transplantation of Organs and Tissues Between
Species. 2nd ed. Berlin: Springer-Verlag 1997: 793-811.
6 Cfr.
Michaels MG, Jenkins FJ, St George K, Nalesnik MA, Starzl Te, Rinaldo CR
JR., Detection of infectious baboon cytomegalovirus after
baboon-to-human liver xenotransplantation. J Virol. 2001; 75:2825-8.
7 Cfr.
Taniguchi S., Cooper D.K.C. Clinical xenotransplantation – A brief
review of the world experience. In: Taniguchi S., Cooper D.K.C. Cooper
DKC, Kemp E, Platt JL, White DJG, eds. Xeno-transplantation. The
Transplantation of Organs and Tissues Between Species. 2nd ed.
Berlin: Springer-Verlag 1997: 776-792.
8 Cfr.
Allan j.f. Xenotransplantation at a crossroad: prevention versus
progress. Nature Med. 1996, 2:18-21; Hammer c., Linke r., Wagner F.,
Iefenbeck m., Organs from animals for man, Int. Arch. Allergy
Immunol., 1998, 116:5-21.
9 Cfr.
Hammer c., Linke r., Wagner f., Diefenbeck m., Organs from animals for
man, Int. Arch. Allergy Immunol., 1998, 116:5-21; Cooper D.K.C, ye y.,
rolf j.l.l., et al., The Pig as Potential Organ Donor for Man. In:
cooper dkc, kemp e, reemtsma k, white djg, eds. Xeno-transplantation. The
Transplantation of Organs and Tissues Between Species. 1st ed. Berlin:
Springer-Verlag 1991: 481-500.
10 Cfr.
loss m., vangerow b., schmidtko j., et al., Acute vascular rejection is
associated with systemic complement activation in a pig-to-primate kidney
xenograft model, Xenotransplantation 2000, 7:186-96; Cozzi E., Bhatti
F., Schmoeckel M. et al., Long-term survival of nonhuman primates
receiving life-supporting transgenic porcine kidney xenografts,
Transplantation 2000, 70:15-21; Vial C.M., Ostlie D.J., Bhatti FN. et al.,
Life supporting function for over one month of a transgenic porcine
heart in a baboon, J Heart Lung Transplant 2000, 19:224-9; Bhatti
F.N., Schmoeckel M., Zaidi A et al., Three-month survival of HDAF
transgenic pig hearts transplanted into primates, Transplant Proc.
1999, 31: 958; Diamond L.E., Quinn C.M., Martin M.J., et al., A human
CD46 transgenic pig model system for the study of discordant
xenotransplantation, Transplantation 2001; 7: 132; Lin S.S., Weidner
B.C., Byrne G.W., et al., The role of antibodies in acute vascular
rejection of pig-to-primate cardiac transplants. J Clin Invest 1998;
101:1745-1756.
11 Cfr.
Starzl T.E., Rao A.S., Murase N., et al., Will xenotransplantation ever
be feasible?, J Am Coll Surg 1998, 186(4):383-7.
12 Cfr.
Auchincloss H.Jr., Sachs D.H., Xenogeneic transplantation, Annu.Rev.Immunol.
1998, 16:433-70.
13 L’espressione
"animale donatore" ha in questo testo un significato
esclusivamente tecnico e traduce, nella maniera più diretta e sintetica
possibile, l’inglese "source animal"; fuori da tale
contesto, infatti, l’aggettivo "donatore", che implica in se
stesso il concetto di libertà e di capacità di consenso, risulterebbe
improprio poichè riferito all’animale, che ovviamente non ha tali
caratteristiche.
14 Cfr.
Platt J.L., Fischel R.J., Matas A.J., et al., Immunopathology of
hyperacute xenograft rejection in a swine-to-primate model,
Transplantation 1991, 52:214-220; Dalmasso A.P., Vercellotti G.M., Fischel
R.J., et al., Mechanisms of complement activation in the hyperacute
rejection of porcine organs transplanted into primate recipients, Am J
Pathol 1992, 140:1157-66.
15 Cfr.
Good A.H., Cooper D.K.C., Malcom A.J. et al., Identification of
carbohydrate structures which bind human antiporcine antibodies:
implications for discordant xenografting in man, Transplant Proc 1992,
24:559-60; Sandrin M.S., Vaughan H.A., Dabkowski P.L., et al., Anti-pig
IgM antibodies in human serum react predominantly with Gal(a1-3)Gal
epitopes, PNAS 1993, 90:11391-5.
16 Cfr.
Leventhal J.R., John R., Fryer J.P., et al., Removal of baboon and
human antiporcine IgG and IgM natural antibodies by immunoadsorption:
Results of in vitro and in vivo studies, Transplantation 1995,
59:294-300; Cooper D.K.C., Lexer G., Rose A.G., et al., Effects of
cyclosporine and antibody adsorption on pig cardiac xenograft survival in
the baboon, J. Heart. Transplant. 1988, 7:238-46; Latinne D., Soares
M., Havaux X., et al., Depletion of IgM xenoreactive natural antibodies
by injection of anti-mu monoclonal antibodies, Immunol Rev 1994,
141:95-125; Rydberg L., Hallberg E., Bjorck S., et al., Studies on the
removal of anti-pig xenoantibodies in the human by
plasmapheresis/immunoadsorption, Xenotransplantation 1995, 2:253-63.
17 Cfr.
Gewurz H., Clark D.S., Finstad J., et al., Role of the complement
system in graft rejections in experimental animals and man, Ann N Y
Acad Sci 1966, 129:673-713; Pruitt S.K., Kirk D.A., Bollinger R.R., et
al., The effect of soluble complement receptor type1 on hyperacute
rejection of porcine xenografts, Transplantation 1994, 57:363-70;
Kobayashi T., Neethling F.A., Koren E., et al., In vitro and in vivo
investigation of anticomplement agents FUT-175 and K76COOH, in the
prevention of hyperacute rejection following discordant
xenotransplantation in a nonhuman primate model, Trans Proc 1996,
28:604; Kroshus T.J., Rollins S.A., Dalmasso A.P., et al., Complement
inhibition with an anti-C5 monoclonal antibody prevents acute cardiac
tissue injury in an ex vivo model of pit-to-human xenotransplantation,
Transplantation 1995, 60:1194-202.
18 Cfr.
Bach F.H., Turman M.A., Vercellotti G.M., et al., Accommodation: a
working paradigm for progressing toward clinical discordant xenografting,
Transplant Proc. 1991;23: 205-7; Dalmasso A.P., Vercellotti G.M., Platt
J.L., Bach F:H., Inhibition of complement mediated endothelial cell
cytotoxicity by decay accelerating factor. Potential for prevention of
xenograft hyperacute rejection, Transplantation 1991; 52:530-3.
19 Cfr.
Diamond L.E., Quinn C.M., Martin M.J., et al., A human CD46 transgenic
pig model system for the study of discordant xenotransplantation,
Transplantation 2001; 7: 132; Cozzi E., White D.J.G., The generation of
transgenic pigs as potential organ donors for humans, Nature Medicine
1995, 1:964-6; Fodor W.L., Williams B.L., Matis L.A., et al.,
Expression of a functional human complement inhibitor in a transgenic pig
as a model for the prevention of xenogeneic hyperacute organ rejection,
Proc Natl Acad Sci 1994, 91:11153-7; McCurry K.R., Kooyman D.L., Alvarado
C.G., et al., Human complement regulatory proteins protect
swine-to-primate cardiac xenografts from tumoral injury, Nature Med
1995, 1:423-7; Cowan P.J., Aminian A., Barlow H., et al., Renal
xenografts from triple-transgenic pigs are not hyperacutely rejected but
cause coagulopathy in non-immunosuppressed baboons, Transplantation
2000, 69:2504-15; Lavitrano M, Forni M, Varzi V, et al., Sperm-mediated
gene transfer: production of pigs transgenic for a human regulator of
complement activation, Transplant Proc 1997;29:3508-9.
20 Cfr.
Sandrin M.S., Fodor W.L., Mouhtouris E., et al., Enzymatic remodeling
of the carbohydrate surface of a xenogenic cell substantially reduces
human antibody binding and complement-mediated cytolysis, Nature
Medicine 1995, 1:1261-7.
21 Cfr.
Soares M.P., Lin Y., Sato K., et al., Pathogenesis of and potential
therapies for delayed xenograft rejection, Opin Organ Transplant 1999
4:80-8.
22 Cfr.
Hancock W.W., Delayed xenograft rejection, World J.Surg. 1997,
21:917-23; Platt J.L., Lin S.S. and McGregor C.G.A., Acute vascular
rejection, Xenotransplantation 1998, 5:169-175.
23 Cfr.
Cozzi E., Bhatti F., Schmoeckel M. et al., Long-term survival of
nonhuman primates receiving life-supporting transgenic porcine kidney
xenografts, Transplantation 2000, 70:15-21; Vial C.M., Ostlie D.J.,
Bhatti FN. et al., Life supporting function for over one month of a
transgenic porcine heart in a baboon, J Heart Lung Transplant 2000,
19:224-9.
24 Cfr.
Bach F.H., Xenotransplantation: problems and prospects,
Annu.Rev.Med.1998, 49:301-10.
25 Cfr.
Yamada A., Auchincloss H.Jr., Cell-mediated xenograft rejection,
Current Opinion in Organ Transplantation 1999, 4: 90-94.
26 Cfr.
Auchincloss H.Jr., Sachs D.H., Xenogeneic transplantation, Annu.Rev.Immunol.
1998, 16:433-70.
27 Cfr.
Bach F.H., Ferran C., Soares M., et al., Modification of vascular
responses in xenotransplantation: inflammation and apoptosis, Nat. Med
1997. 3:944-8.
28 Cfr.
Soares M.P., Lin Y., Sato K., et al., Pathogenesis of and potential
therapies for delayed xenograft rejection, Opin Organ Transplant 1999
4:80-8; Hasan R.I.R., van den Bogarde J., Forty J., et al., Prolonged
Survival of Hamster to Rat Heart xenografts with Cyclophosphamide Therapy,
Transplant Proceedings 1992, 24:517-518.
29 Cfr.
Hasan R.I.R., van den Bogarde J., Forty J., et al., Prolonged Survival
of Hamster to Rat Heart xenografts with Cyclophosphamide Therapy,
Transplant Proceedings 1992, 24:517-518.
30 Cfr.
Soares M.P., Lin Y., Sato K., et al., Accommodation, Immunol Today
1999, 20:434-7.
31 Cfr.
Soares M.P., Lin Y., Sato K., et al., Accommodation, Immunol Today
1999, 20:434-7; Lin Y., Soares M.P., Sato K., et al., Accommodated
xenografts survive in the presence of anti-donor antibodies and complement
that precipitate rejection of naive xenografts, J Immunol. 1999 Sep
1;163(5):2850-7.
32 Cfr.
Alexandre G.P.J, Latinne D., Gianello P., et al., Preformed cytotoxic
antibodies and ABO-incompatible grafts, Clin Transpl 1991; 5: 583-587.
33 Cfr.
Cozzi E., Bhatti F., Schmoeckel M. et al., Long-term survival of
nonhuman primates receiving life-supporting transgenic porcine kidney
xenografts, Transplantation 2000, 70:15-21; Vial C.M., Ostlie D.J.,
Bhatti FN. et al., Life supporting function for over one month of a
transgenic porcine heart in a baboon, J Heart Lung Transplant 2000,
19:224-9.
34 Cfr.
McCurry K.R., Kooyman D.L., Alvarado C.G., et al., Human complement
regulatory proteins protect swine-to-primate cardiac xenografts from
tumoral injury, Nature Med 1995, 1:423-7; Cozzi E., Yannoutsos N.,
Langford G.A. et al., Effect of transgenic expression of human
decay-accelerating factor on the inhibition of hyperacute rejection of pig
organs. In: Cooper DKC, Kemp E, Platt JL, White DJG, eds.
Xeno-transplantation. The Transplantation of Organs and Tissues Between
Species. 2nd ed. Berlin: Springer-Verlag 1997: 665-682.
35 Cfr.
Cozzi E., Bhatti F., Schmoeckel M. et al., Long-term survival of
nonhuman primates receiving life-supporting transgenic porcine kidney
xenografts, Transplantation 2000, 70:15-21; Bhatti F.N., Schmoeckel
M., Zaidi A et al., Three-month survival of HDAF transgenic pig hearts
transplanted into primates, Transplant Proc. 1999, 31: 958; McCurry
K.R., Kooyman D.L., Alvarado C.G., et al., Human complement regulatory
proteins protect swine-to-primate cardiac xenografts from tumoral injury, Nature
Med 1995, 1:423-7.
36 Cfr.
Bhatti F.N., Schmoeckel M., Zaidi A et al., Three-month survival of
HDAF transgenic pig hearts transplanted into primates, Transplant
Proc. 1999, 31: 958.
37 Cfr.
Vial C.M., Ostlie D.J., Bhatti FN. et al., Life supporting function for
over one month of a transgenic porcine heart in a baboon, J Heart Lung
Transplant 2000, 19:224-9.
38 Cfr.
Cozzi E., Bhatti F., Schmoeckel M. et al., Long-term survival of
nonhuman primates receiving life-supporting transgenic porcine kidney
xenografts, Transplantation 2000, 70:15-21.
39 Cfr.
Onions D., Cooper D.K., Alexander T.J., et al., An approach to the
control of disease transmission in pig-to-human xenotransplantation,
Xenotransplantation 2000; 7:143-155.
40 Cfr.
Iverson W.O., Talbot T., Definition of a production Specification for
xenotransplantation, Ann NY Acad Sc 1998, 862:121-124.
41 Cfr.
Boeke J.D., Stoye J.P., Retrotransposons, endogenous retroviruses, and
the evolution of retroelements, Chapter 8 In: Retroviruses. (J. M.
Coffin, S. H. Hughes, and H. E. Varmus eds) Cold Spring Harbor Press, Cold
Spring Harbor, N.Y. 1997; 343-435.
42 Cfr.
Patience C, Takeuchi Y, Weiss RA, 1997, Infection of human cells by an
endogenous retrovirus of pigs. Nature Med 3:282-286.
43 Cfr.
Paradis K, Langford G, Zhifeng L, Heneine, Sandstrom P, Switzer W, Chapman
L, Lockey C, Onions D, The XEN111 Study group, et al, 1999, Search for
cross-species transmission of porcine endogenous retrovirus in patients
treated with living pig tissue. Science 285:1236-41.
44 Cfr.
Polejaeva I.A., Chen S.H., Vaught T.D., et al., Cloned pigs produced by
nuclear transfer from adult somatic cells, Nature. 2000, 407:86-90;
Onishi A., Iwamoto M., Akita T., et al., Pig cloning by microinjection
of fetal fibroblast nuclei, Science. 2000, 289:1188-90.
45 Cfr.
Harvey D.M., Caskey C.T., Inducible control of gene expression:
prospects for gene therapy, Curr Opin Chem Biol 1998, 2:512-8.
46 Cfr.
Groth C.G., Korsgren O., Tibell, A., et al., Transplantation of Porcine
fetal pancreas to diabetic patients, Lancet, 1994, 344:1402-1404.
47 Cfr.
Brevig T., Holgersson J., Widner H., Xenotransplantation for CNS
repair: immunological barriers and strategies to overcome them, Trends
Neurosci 2000; 23: 337-44.
48 Cfr.
Mc Laughlin B.E., Tosone C.M., Custer L.M., Mullon C., Overview of
extracorporeal liver support system and clinical results, Ann. NY
Acad. Sci., 1999, 875: 310-325; Calise F., Mancini A., Amoroso P. et al., Functional
evaluation of the AMC-BAL to be employed in a multicenter clinical trial
for acute liver failure, Transpl. Proceed., 2001, 33: 647-649.
49 Cfr.
Cooper D.K.C., Keogh A.M., Brink J., et al., Report of the
xenotransplantation advisory committee of the international society for
heart and lung transplantation. The present status of xenotransplantation
and its potential role in the treatment of end-stage cardiac and pulmonary
disease. J. Heart Lung Transpl. 2000, 19:1125-1165.
50 Cfr.
Cozzi E., Bhatti F., Schmoeckel M. et al., Long-term survival of
nonhuman primates receiving life-supporting transgenic porcine kidney
xenografts, Transplantation 2000, 70:15-21; Vial C.M., Ostlie D.J.,
Bhatti FN. et al., Life supporting function for over one month of a
transgenic porcine heart in a baboon, J Heart Lung Transplant 2000,
19:224-9; Bhatti F.N., Schmoeckel M., Zaidi A et al., Three-month
survival of HDAF transgenic pig hearts transplanted into primates,
Transplant Proc. 1999, 31: 958.
51 Ci
si riferisce allo schema narrativo, di taglio teologico-liturgico,
adottato in Gen. 1, 1-31; per una più piena comprensione del quadro
antropologico biblico, dal punto di vista protologico, occorre tener
presente anche il secondo racconto della creazione, in Gen. 2, 1-25
52 Giovanni
Paolo II, Lett. Enc. Laborem exercens, n. 4
53 Conc.
Vat. II, Costituzione Dogmatica Lumen Gentium, n. 36
54 Conc.
Vat. II, Decreto Apostolicam actuositatem, n. 7
55 S.
Ireneo di Lione, Trattato contro le eresie, Lib. 4, 20, 7
56 Vedi
Bondolfi A., I rapporti tra uomo e animale nelle tradizioni
giudaico-cristiane e la sfida degli xenotrapianti, in L’arco di
Giano, 1999; 21: 49-62; D’Agostino F., I diritti degli animali,
in Bioetica nella prospettiva della filosofia del diritto, 1997,
Giappichelli Ed., Torino, pp. 239-265.
57 Vedi:
Singer P., Animal Liberation, 2nd edit., 1995, Pimlico,
London; Regan T., The case for Animal Rights, 1983, London,
Routledge & Kegan Paul; Christian Medical Fellowship, Animal
experimentation, 1997, (http://www.cmf.org.uk, 10/7/2001).
58 Si
vedano le riflessioni sulla responsabilità umana per la vita animale di
Schockenhoff E., Etica della vita. Un compendio teologico, Brescia:
Queriniana 1997: 407-451.
59 Il
precetto veterotestamentario che considerava impuri alcuni animali (cfr.
Lv. 11,3-8.26-29) è da considerarsi abolito da Cristo (cfr. Mc. 7,14-23;
At. 10,14-15; Rom. 14,14).
60 Occorre
osservare che gli "indicatori di identità", nella persona
umana, sono molteplici (obiettivi: nome, sesso, età, ecc. – culturali:
lingua, religione, ideologia, ecc. – di gruppo – sociale –
professionale).
61 Cfr.
Grinberg L. e R., Identità e cambiamento, Roma: Armando, 1992;
Jervis G., La conquista dell’identità: essere se stessi, essere
diversi, Milano: Feltrinelli, 1997.
62 È
bene precisare che, mentre l’encefalo è in relazione all’identità
personale del soggetto in quanto organo che rappresenta la "sede
principale della sua coscienza psicologica", il "deposito"
della sua memoria esistenziale, le gonadi lo sono in quanto organi
deputati alla gametogenesi (produzione di gameti); esse
rappresentano, per così dire, il "trasmettitore", mediante la
procreazione, dell’identità personale (patrimonio genetico) del
soggetto alla sua discendenza. Per questo motivo, mentre un ipotetico
trapianto dell’encefalo non potrebbe in nessun caso essere considerato
moralmente lecito, un eventuale trapianto di gonadi non lo sarebbe se
fosse finalizzato alla funzione |