Russia, Lituania, Lettonia, Estonia, Bielorussia, Ucraina e Polonia – legislazione riguardante l”™aborto e obiezione di coscienza riguardo all”™aborto

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L’argomento a me affidato da presentare seguente: “Russia, Lituania, Lettonia, Estonia, Bielorussia, Ucraina e Polonia – legislazione riguardante l’aborto e obiezione di coscienza riguardo all’aborto”. Comincio col premettere che vi presento un materiale molto abbondante come „sintesi della sintesi”. Penso che non si tratti solo di obiezione di coscienza in senso …

L’argomento a me affidato da presentare seguente: “Russia, Lituania, Lettonia, Estonia, Bielorussia, Ucraina e Polonia – legislazione riguardante l’aborto e obiezione di coscienza riguardo all’aborto”. Comincio col premettere che vi presento un materiale molto abbondante come „sintesi della sintesi”.

Penso che non si tratti solo di obiezione di coscienza in senso giuridico, ma anche di elementare sensibilità morale della coscienza e di necessità di opporsi al male.

Se la legge stabilita dall’uomo, si oppone alla legge naturale, e con ciò stesso a Dio, si rivolge anche contro l’uomo. Una legge che permette o impone l’uccisione di un uomo indifeso appartiene alla “civiltà di morte”. Una coscienza retta, cioè educata, è contraria ad azioni di questo genere.

Stiamo di fronte a una distruzione programmata della rettitudine di coscienza, con l’uso della forza, nell’intero gruppo di nazioni in questione.

Dopo aver analizzato un abbondante materiale, mi sono decisa per un intervento riassuntivo, dato che è impresa difficile comprendere in un’esposizione sola un tema tanto particolareggiato. Bisogna anche tenere presente lo sfondo storico, che in qualche modo spiega la situazione attuale nell’Europa Orientale e Centrale, anche se i Paesi di questa parte del mondo si differenziano molto dal punto di vista confessionale e culturale.

La rivoluzione d’ottobre del 1917 e la legislazione in favore dell’aborto (1920) ed infine la formazione, nel 1922, dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche sono stati gli avvenimenti che hanno avuto un influsso decisivo sullo stato di questi Paesi, nei quali vigevano precedenti norme giuridiche.

In maggioranza questi Paesi fino all’inizio degli anni novanta facevano parte dell’Unione Sovietica. La Polonia ha una sua storia distinta; non è stata mai repubblica sovietica e per questo la separo dai Paesi che esamino inizialmente in qualche modo insieme.

Il secolo passato ha lasciato un marchio duraturo nelle nazioni che hanno fatto parte dell’Unione Sovietica. Tutti questi Paesi sono stati caratterizzati dal marchio di una legislazione abortiva, cosa che ha fruttato una distruzione della coscienza ottenuta attraverso la legge e attraverso una sistematica distruzione della famiglia.

Unione Sovietica (30 XII 1922 – 30 XII 1991)

Gli anni venti e la prima metà degli anni trenta sono stati una grande mietitura di morte di bambini in fase prenatale; e continua ad essere fino ad oggi un problema di massa.

Motivi demografici portarono alla delegalizzazione delle norme di libero aborto negli anni 1936-1955. I regolamenti giuridici del 23 XI 1955 riconobbero di nuovo come legale il diritto ad abortire, senza limitazioni, fino alla 12a settimana di gravidanza, cosa che del resto non portò alla diminuzione del numero degli aborti illegali nell’URSS. Nel 1982 il diritto ad abortire fu ampliato a 28 settimane, con l’apporto, nel 1987, di una serie di presupposti non medici perché l’aborto fosse legale fino alla 28 settimana. Di nuovo intervenne un drammatico aumento di aborti compiuti ufficialmente.

La caduta dell’Unione Sovietica, il 30 XII 1991, non determinò cambiamenti giuridici riguardanti l’uccisione di bambini concepiti, negli Stati rinati. L’uccisione aveva messo radici nella mentalità della gente e dei governi.[1]

Gli Stati sorti sulla base della caduta dell’URSS: Russia, Bielorussia Ucraina, Lituania, Lettonia ed Estonia – hanno conservato la legislazione dell’URSS e continuano fino ad oggi ad ammettere l’aborto a richiesta.

Russia

Nel 1996 fu introdotto un cambiamento nella legislazione, limitando l’ammissione dell’aborto da 28 a 22 settimane dal concepimento.

Nel 2003 venne introdotto un provvedimento limitante l’ammissione dell’aborto a 12 settimane dal concepimento.

E’ certamente una vittoria dei difensori russi della vita.

Attualmente la legge permette l’interruzione della gravidanza senza limitazioni, fino alla 12a settimana mentre fino alla 22a settimana si può compiere l’aborto per cosiddetti motivi sociali. Per tutto il periodo della gravidanza l’aborto è ammissibile, se esistono motivazioni mediche.

Nel 2002 la Russia occupava il secondo posto – dopo la Romania – tra gli Stati con il più alto numero di aborti[2].

L’obiezione di coscienza di fronte all’aborto è di uso difficile, in una situazione tanto drammatica.

L’aborto non viene collegato all’omicidio. Si usa in proposito una parola sostitutiva: pulizia – riordinamento dell’interno della donna. Il bambino non nato non è considerato uomo, senza dire del riconoscimento in lui dell’immagine di Dio. La mancanza di rispetto per la vita conduce più in là, all’accettazione dell’eutanasia. Se ne dice a favore l’85% dei medici russi[3].

In Russia 60.000 sono i ginecologi assunti, 30.000 dei quali compiono solo interventi abortivi[4].

Nell’ambito della politica in favore della natalità, il governo russo nel dicembre 2005 ha annunciato un nuovo programma in appoggio delle donne in gravidanza e che partoriscono[5].

I difensori della vita promuovono l’adozione e la formazione di famiglie sostitutive.

Comincia a svilupparsi dinamicamente il Centro Ortodosso per la Vita, che collabora con il Centro della Famiglia della Chiesa Cattolica.

Lituania

Dall’acquisto dell’indipendenza al 1992 non furono introdotti cambiamenti nella legislazione abortiva: nessuna limitazione fino a 12a settimana di gravidanza, poi possibilità di aborto in caso di pericolo per la vita o per la salute della donna[6].

L’obiezione di coscienza in Lituania è tuttavia visibile ed in crescita. E’ in attività un Centro per la Famiglia. Esiste un’associazione di medici che si esprimono in favore della vita.

L’Azione Elettorale Polacca in Lituania si batte per ottenere il cambiamento della legislazione e per l’introduzione della difesa della vita del bambino concepito, e trova ampie adesioni[7].

Lettonia

Anche qui è ancora vigente la legislazione dell’ex URSS.

Nella Lettonia c’è stata la liberalizzazione delle norme abortive. Una legge del 2001 ha introdotto la possibilità dell’aborto nelle situazioni difficili per la vita fino a 22 settimane di gravidanza ed ha annullato l’esigenza dell’autorizzazione dei genitori per l’aborto di ragazze sotto i 18 anni.

Attualmente aborto è ammesso a richiesta, fino alla 12 settimana di gravidanza, su indicazioni mediche ed anche, in difficili situazioni di vita, fra le 12 e le 22 settimane.

E’ difficile cercare informazioni sull’obiezione di coscienza in una situazione morale tanto drammatica. Ho sentito di un solo episodio: la protesta dei vescovi delle cinque più importanti confessioni religiose della Lettonia contro la liberalizzazione del diritto di aborto in Lettonia[8].

 
Estonia
Qui la legislazione abortiva è rimasta come nella vecchia URSS[9].

La legge del 1998 permette l’aborto a richiesta fino alle 11 settimane di gravidanza, ma si ammette l’aborto fino a 21 settimane:

– in pericolo per la salute della donna,

– in caso di sospetto che il bambino sia fortemente danneggiato intellettualmente o fisicamente,

– quando la salute della madre renda difficile l’allevamento del bambino.

– in una donna che non abbia compiuto i 15 anni.

– in una donna che abbia compiuto i 45 anni[10].

Dalle informazioni avute deriva che l’obiezione di coscienza è scarsa[11].

Questo può anche dipendere dal fatto che in Estonia più del 60% della popolazione si definisce come senza confessione.

Bielorussia

Fino al 1991 in Bielorussia vigeva la legislazione abortiva dell’URSS.

Dopo l’acquisto dell’indipendenza non è stato fatto nessun cambiamento nella legislazione abortiva[12].

Al presente l’aborto è ammissibile su richiesta fino a 12 settimane di gravidanza, poi è richiesto un particolare tipo di consultazione medica[13].

L’obiezione di coscienza è rara, ma percepibile. I medici che fanno i conti con la coscienza sono puniti se non compiono l’aborto.

Da informazioni del Vescovo del luogo e di diplomati dell’Istituto Studi sulla Famiglia a Łomianki che con lui collaborano, si sa che è sorta nel 1994 la Missione Cattolica Caritativa „Madonna di Fatima”, che si occupa di attività finalizzate a salvare la vita del concepito e che ha un ambito di lavoro molto vasto riguardante la difesa della vita. E’ pubblicata la rivista „Il dono della vita” in lingua russa. La Chiesa Cattolica vi conduce l’opera dell’“Adozione spirituale”, vi è presente un fondo sociale di beneficenza “Difesa della vita dalla sua origine”, attività alle quali collaborano anche le Chiese ortodossa e protestante. Vi è condotta anche un’azione di sensibilizzazione sulla natura dell’aborto[14].

Ucraina

L’Ucraina fino al 1992 rientrava sotto la legislazione dell’URSS.

Dopo il 1991, cioè dopo l’acquisto dell’indipendenza, non sono stati introdotti cambiamenti nella legislazione abortiva, che rende possibili gli aborti nei centri medici fino alle 12 settimane di gravidanza – a richiesta della donna, e fino a 28 settimane – per altri motivi, dopo l’accordo di una commissione medica[15].

Il 2 XI 2004 Il Consiglio Supremo dell’Ucraina acconsenti all’interruzione della gravidanza fino a 22 settimane di vita del bambino.

Oggi la legislazione consente l’aborto legale senza limitazioni fino a 12 settimane di gravidanza. Sopra le 12 settimane, fino alle 22, per motivi giuridici, genetici, medici e sociali, come pure per motivi personali (dopo l’autorizzazione di una commissione medica locale).

L’obiezione di coscienza riguardo all’aborto è presente nella Costituzione dell’Ucraina, senza tuttavia essere rispettata.

La conseguenza di quasi 70 anni sovietizzazione è la mancanza di rispetto per la dignità dell’uomo, la scomparsa di norme morali e la deformazione della coscienza.

In Ucraina i rappresentanti di organizzazioni internazionali che propagano l’aborto, i mezzi contraccettivi, la sterilizzazione e l’educazione sessuale conducono un’attività intensa.

E’ propagato anche il mercato degli embrioni e di tessuti embrionali a scopi di cosmetica; le donne vengono pagate, perché i loro feti o embrioni soddisfino le richieste di concrete cliniche[16].

I difensori della vita ucraini, fra cui la Fondazione Ucraina Extragovernativa „Per la dignità dell’uomo”, si consolidano senza riguardo alla confessione religiosa.

E così il 23 X 2003 è stata aperta a Kiev la nuova sede del Centro „Dono della vita”[17].

Polonia

Per ovvi motivi, sulla situazione della Polonia ho una conoscenza migliore.

Una parola sulla storia e la situazione giuridica in materia d’aborto:

La Polonia era sopravvissuta a 120 anni di non esistenza, per merito di una famiglia cattolica, forte e numerosa.

Nella legislazione successiva all’acquisto dell’indipendenza, nel 1918, l’interruzione della gravidanza era punibile. Nel 1932 furono ammesse delle eccezioni – per minaccia alla salute della madre o quando la gravidanza fosse stata frutto di reato.

Nella Polonia cosidetta „Popolare”, il 27 IV 1956 in condizioni di terrore, fu introdotta la legge favorevole all’aborto „aborto a richiesta”. Venivano repressi i medici che rifiutavano l’aborto[18].

Nel 1993 la Polonia ha rigettato la legge abortiva, introducendo la legge sulla pianificazione familiare e la difesa dell’embrione umano, a difesa della vita, con seguenti eccezioni:

–        quando la gravidanza costituisce un pericolo per la vita o la salute della donna,

–        quando esiste probabilità di danni o difetti genetici del feto,

–        quando la gravidanza è conseguenza di atto proibito.

Tuttavia la legge non è sufficientemente osservata, per cui si sviluppa il cosidetto aborto clandestino.

In Polonia si è dato vita da decine di anni a numerose iniziative in difesa della vita dei bambini non nati.

Dal momento dell’introduzione della legge che permetteva l’aborto (1956), la Chiesa cattolica si oppose e si oppone in modo eroico, sistematico ed organizzato all’uccisione dei bambini e alla distruzione della famiglia.

L’Episcopato si espresse molte volte in difesa della vita di fronte alle autorità civili. Mise nello stesso tempo mano ad un lavoro di lunga durata per la formazione delle coscienze.

Venne dato inizio ad una pastorale per il servizio sanitario (1956) e per le famiglie (1964). Si diede origine a consulenze familiari nelle singole diocesi e successivamente nelle parrocchie del Paese intero. Per preparare i quadri si avviarono studi diocesani ed anche universitari, come l’Istituto degli Studi sulla Famiglia a Varsavia- Łomianki.

Da anni è stata organizzata in tutto il Paese una rete di case per ragazze-madri.

Sono sorti molti movimenti in difesa della vita (come la Crociata di Preghiere in Difesa dei Bambini Concepiti a Cracovia, l’Adozione del Bambino Concepito ecc). Intorno a 120 Movimenti si sono raccolti nella Federazione Polacca dei Movimenti per la Difesa della Vita.

Numerosi sono i libri pubblicati, gli opuscoli, e la stampa in difesa della vita[19].

Iniziative di questo genere sono molto numerose.

Nella legge sulla professione medica del 5 XII 1996, si è fatto uso della formula „clausola di coscienza”, che dà al medico il diritto di rifiutare l’aborto, anche se con varie limitazioni. Della clausola di coscienza non possono servirsi i direttori dei centri medici, i quali hanno il dovere di assicurare un completo accesso all’aborto previsto dalla legge[20].

In caso di inosservanza di tale obbligo ne sarà informata l’autorità giudiziaria.

Il 27 VIII 2004 il Parlamento polacco istituì una Giornata Nazionale per la Vita, fissandola il 25 marzo di ogni anno.

Al momento in Polonia è in corso una battaglia per immettere nella Costituzione la questione della difesa della vita „dal momento del concepimento alla morte naturale”.

Conclusione

Secolo passato ha portato una svolta nelle analisi naturali sull’inizio della vita dell’uomo: non c’è più dubbio che essa abbia inizio dal momento del concepimento. Con ciò stesso, la scienza ha confermato il rispetto per ogni vita umana, iscritto nella coscienza del’uomo. Ogni legislazione deve essere a difesa della legge naturale iscritta nella coscienza dell’uomo. Una legge che non si richiama al diritto naturale, non può essere riconosciuta come legge. Al contrario, è una forza distruttrice attraverso la distruzione della coscienza. Questo conduce nazioni intere a subordinarsi ad una civiltà di morte.

Perfino la legge statale che proibisce l’aborto, lasciandosi guidare solo da motivi demografici, non forma le coscienze, ma ne è piuttosto un ulteriore fattore di depravazione. Infatti è strutturata su una visione dell’uomo solamente in un prisma di utilità. Invece la vita di ogni uomo ha un valore superiore. Anche del bambino concepito e non ancora nato.

Gli Stati di cui si è parlato in questo intervento hanno raggiunto la libertà ma non ne hanno profittato per poter vivere. Il diritto statale aveva deformato la coscienza dalle fondamenta. E questo continua a rovinare l’uomo e la nazione.

Là dove non sia stata distrutta del tutto la fede in Dio e la forza del Decalogo, c’è una luce di speranza nel miracolo di una rinascita del mondo e nella salvezza dell’uomo, creato ad immagine di Dio. Quindi non si deve perdere la speranza che proprio la civiltà della vita decida le sorti del mondo.

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Fonti:

1.      Studi sulla condizione della famiglia in Russia, consegnato dal vicario generale dell’Arcidiocesi di Mosca ed insieme dal direttore del Centro per la Famiglia di Mosca, mons. Andrzej Steckiewicz.

2.      Studio dell’Arcivescovo mons. Tadeusz Kondrusiewicz sulla situazione della regione dell’Europa Orientale dalle molte confessioni.

3.      Dati della Curia Mińsko-Mohylewska in Bielorussia – ottenuti da una conversazione con Mons. Antonio Dziemianko (laureato nell’Istituto degli Studi sulla Famiglia a Łomianki) e da dati elaborati da suoi collaboratori.

4.      Studio sulla base di dati ucraini avuti da laureati di un Istituto in terra ucraina.

5.       Analisi dell’Ufficio di Analisi Parlamentari della Cancelleria del Parlamento RP sul tema dell’aborto in Bielorussia, Lituania, Lettonia ed Estonia (4.12.2006).

6.      Dati del Parlamento Europeo (Bruxelles).

7.      Dati dell’ONU (contenuti nella pubblicazione: Aborcion Policies. A Global Reviev, UN, New York 2002).

8.      Dati statistici dell’Istituto di Statistica e Demografia della Scuola Centrale Commerciale di Varsavia.

9.      Informazioni dell’Agenzia di Stampa Polacca (www.pap.com.pl).

10.   Altre informazioni pubblicate sulla stampa polacca e straniera.

11.   Studi dell’Istituto di Studi sulla Famiglia (edizioni, simposi, analisi sul tema dell’aborto, della difesa della vita).

12.   Informazioni ottenute dal centro della pastorale delle famiglie in Polonia.

13.   Informazioni date da Human Life International – Europa.

14.   Informazioni avute da difensori della vita polacchi e da medici in contatti personali.

15.   Nelle note sono stati posti anche aggiuntivi rimandi a letteratura e a pagine di Internet.


[1] Le soprarriportate notizie sull’URSS sono state scritte sulla base di : Aborcion Policies. A Global Reviev, UN, New York 2002; informazioni dell’Agenzia di Stampa Polacca e Human Life International – Europa; Don A. Steckiewicz, Sytuacja rodziny w Federacji Rosyjskiej (Situazione della famiglia nella Federazione Russa), aprile 2003; M. Pankratowa, Istituto di Sociologia Russa dell’Accademia delle Scienze, Mosca, Religia i rodzina w Rosji (Religione e famiglia in Russia), w: „Evangelium vitae” – encyklika ocalenia współczesnej rodziny i świata ( Evangelium vitae” – enciclica a salvezza della famiglia contemporanea e del mondo), Warszawa 1997, pp. 199-201; A. Zięba, Historia legalizacji aborcji w Europie (Storia della legalizzazione dell’aborto in Europa), „Nasz Dziennik” 13-14 I 2006, pp. VII.

[2] Human Life International – Europa.

[3] „Zdorovje” /“Salute”/, nr 27, luglio 2004.

[4] Башлачев В., Русская демография: До пропасти осталось 10 лет, 2002, capitolo 9, p.21.

[5] Informazioni sul tema della difesa della vita – in appoggio alla relazione di don A. Steckiewicz e dello studio di Mons.T. Kondrusiewicz.

[6] Cfr. Aborcion Policies. A Global Reviev, UN, New York 2002 e Cancelleria del Parlamento RP, Ufficio delle Analisi del Parlamento (BAS-WAEM-2639/06), Analisi: Aborto in Bielorussia, Lituania, Lettonia ed Estonia, 4.12.2006.

[7] Cfr. Magazyn Wileński (Il Giornale di Vilnius) (2005 ) http://www.magwil.lt e R. Mickiewicz, Polityczny spór o aborcję (Contrasto politico sull’aborto), „Rzeczpospolita” („Repubblica”) 19.10.2005. Cfr. anche www.hli.org.pl.

[8] P. Semka, Biskupi mówią „nie”(I vescovi dicono:”no”), „Nowe Państwo” (“Nuovo Stato”), 1 XII 2001, Nr 48 /262/.

[9] Aborcion Policies. A Global Reviev, UN, New York 2002.

[10] Sulla base della risposta al questionario ECPRD del giugno 2003.

[11] Sono riuscita a trovarne traccia in Internet, nella forma della pagina „Pro-Life Estonia”.

[12] Aborcion Policies. A Global Reviev, UN, New York 2002.

[13] R. Johnston, op. cit. Cancelleria del Parlamento RP, Ufficio Analisi Palamentarie (BAS-WAEM-2639/06), Aboto in Bielorussia,Lituania, Lettonai ed Estonia, 4.12.2006.

[14] Dati avuti dalla curia Arcidiocesana Mińsko-Mohylewska.

[15] Aborcion Policies. A Global Reviev, UN, New York 2002.

[16] European Life Network via Lifeissues, 31 maggio 2005.

[17] Cfr. ukrlc.org, 23 ottobre 2003.

[18] Cfr. don. J. Buxakowski, Introduzione nella teologia della pastorale delle famiglie, Pelplin 1999, pp. 345-348.

[19] Fra cui “Głos dla życia (“Una Voce per la Vita”), “Służba Życiu” (“Servizio alla Vita”).

[20] Cfr. Scritto del Ministro della Sanità del 7 marzo 2005, MZ-ZP-033-612.

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